The driving force

Mik non può scrivere sul blog in questo periodo. Sta lavorando 12 ore al giorno perché fra poco ha un lab meeting in cui dovrà presentare dei risultati che non ha.

expectations

Non perché non abbia fatto nulla ma perché in questo mestiere si impara mediante errore. Ed e’ impossibile prevedere la strada giusta. E oggi io volevo andarmene in bici, ma piove a dirotto nell’umido Galles e Facebook mi ricorda di uno status pubblicato 2 anni fa mentre ero negli States a barcamenarmi con mille ipotesi sballate che mi veniva chiesto di testare.

A quel tempo nulla valevano i miei tentativi di spiegare che quegli esperimenti semplicemente non riuscivano o, meglio, riuscivano eccome ma semplicemente provavano che le assunzioni di partenza e le ipotesi alla base erano sballate. Ecco lo status di FB e di seguito qualche spiegazione in più.

“Quando la forza che guida la scienza diventa il denaro succede che la competizione estrema crei meccanismi di compensazione molto interessanti e altrettanto spregevoli dal punto di vista sociale: i mediocri sono spinti a compensare la loro stupidita’ con abilita’ sociali e relazionali. All’intelligenza e alla creatività’ vanno cosi’ a sostituirsi l’arroganza, la capacita’ di mettersi sul piedistallo e quella di umiliare gli altri.”

Ne parlavo già nel primo post, e come promesso oggi provo ad espandere. Il punto importante da comprendere e’ che la competizione e la meritocrazia sono cose ben diverse. Pensare che basti un sistema estremamente competitivo perché sia anche meritocratico e’ follia pura. Nelle ultime 2 decadi o giù di li, i postdoc sono quasi triplicati ma non c’e’ stato un corrispondente aumento delle posizioni fisse (tenure track). Questo ha determinato un esodo incredibile delle migliori menti verso il settore privato. Per due motivi: 1) nel privato pagano di più, molto di più e 2) non e’ vero o e’ vero solo in minima parte, che il mondo accademico e’ più libero.

academic freedom

Visto che i progetti vengono finanziati per scopi specifici non puoi fare cose di testa tua solo perché ne hai voglia e ti solleticano. Non robe grosse almeno. Se il tuo PI dice no, e’ no. Si può essere fortunati e trovare un PI che ti dice: << purché gli esperimenti abbiano a che fare con i topic del laboratorio puoi fare quello che vuoi >>. Mi riesce difficile darvi dei numeri perché dipende anche dal momento in cui si trova il lab: vacche magre o grasse per intenderci. Nella maggior parte dei casi finché non sarai tu il group leader, scordati di decidere quali esperimenti fare e quali no, su cosa lavorare di più e su cosa di meno. Potrai decidere questioni tecniche al massimo, sulle quali il PI si fiderà di te se sei bravo a venderle, visto che di tecniche il più delle volte capiscono poco e niente. Giustamente, stanno sempre a scrivere grant da 20-30 anni ormai.

Non meravigliamoci quindi che i migliori vadano nel settore privato. Attenzione, dove il privato esiste. Ci sono anche persone non disposte ad andare a vivere in un’altro Paese. Nelle università abbiamo quindi un mix di persone che non vogliono andare nel privato perché non gli piace l’idea di vendere le proprie conoscenze e competenze per profitto (il sottoscritto romanticamente e stupidamente sente ancora di pensarla cosi’), e molte persone che non ci vanno perché hanno paura, di cambiare, di reinventarsi, di mettersi alla prova in un mondo molto diverso da quello accademico, fatto di leggi e regolamenti diversi. Persone che in un modo o nell’altro non possono o non sanno dar sfogo alla creatività e che comunque non possono permettersi di rischiare.

A queste persone, che sognano tutte o quasi una carriera accademica viene detto di competere. E che vinca il migliore, teoricamente almeno. Teoricamente perché i soldi non ci sono mica per tutti e le percentuali di approvazione dei progetti presso le maggiori istituzioni europee e americane sono circa del 10%. Questo vuol dire che inevitabilmente si farà di tutto per far parte di quella percentuale ridotta dando sfogo alle migliori forme di Darwinismo sociale. Pena l’espulsione dal sistema. Ripeto, non fatevi troppe illusioni, lo spazio per la creatività e’ molto limitato. Per diventare indipendente ad esempio io ho poche possibilità attualmente, la migliore delle quali e’ rappresentata dagli ERC Starting Grant. Questi europei come pochi altri al livello locale sono grant per diventare indipendenti ma, per averli, occorre avere pubblicazioni recenti sull’argomento proposto. Il che vuol dire nel mio caso che devo muovermi a pubblicare qualcosa sui metaboliti del colesterolo su cui sto lavorando attualmente e poi devo scrivere su quello. Poi intendiamoci puoi sempre usare quei soldi e farci altro di straforo, anzi e’ normale visto che dovrai raccogliere dati preliminari per il prossimo grant.
grant cycle
Imbeciles tend to package.
Lo diceva sempre un caro Prof., di cui non faro’ il nome, descrivendo le distorsioni dell’attuale sistema di finanziamento della ricerca scientifica. Vuol dire che se non c’e’ spazio per il rischio e per la creatività si deve dar spazio a capacita’ altre rispetto allo spirito critico e alla voglia di esplorare il nuovo. Occorre innanzitutto fare gruppo. Perché nell’ambito di un certo topic di riferimento ci si conosce più o meno tutti e con mia grande sorpresa anche quando per dimostrare che un ipotesi e’ sballata ci sarebbero esperimenti semplici da ripetere, si tende a non farli. Perché rifarli e provare che non funzionano vorrebbe dire chiudere il rubinetto dei soldi. E allora ti ritrovi a presentazioni con platee di gente che non fanno altro che applaudirsi a vicenda, baci e abbracci e annesse spartizioni di fondi e posti. Tanto in quell’ambito ci si valuta a vicenda, ci si rivede i paper a vicenda. Per cui delle ipotesi sballate possono avere un eco nella letteratura che dura decenni, senza che nessuno si alzi e dica che i “key experiments” andrebbero ripetuti in altri due o tre laboratori indipendenti prima di finanziare a pioggia un topic che ancora non ha fondamenta stabili.
Cane non mangia cane.
Ovviamente farsi dei nemici non e’ cosa buona. Perché attaccare qualcuno se non posso trarne beneficio? Se rischio di mettermelo contro nel prossimo review panel o magari che sia il revisore del mio prossimo paper? E’ meglio fare buon viso a cattivo gioco e stendere il tappeto rosso a chi non ti da fastidio. Facendo pero’ un danno enorme ai suoi collaboratori, alla letteratura scientifica e a chi si servirà di essa. La società tutta quindi. Anche se un PI sa che un’altro sta facendo cazzate non lo contesterà a meno che non gli torni utile. Nel peggiore dei casi se ci sono soldi su un certo topic si corre tutti dietro, senza farsi troppe domande. Perché se un topic e’ hot ma poco fondato, nessuno vuol correre il rischio di chiudere un possibile rubinetto da cui tutti vogliono bere. Inizia quindi un processo che somiglia a quello con cui gli avvoltoi si nutrono dei cadaveri, mangiando tutto fuorché le ossa più dure, che restano bianchissime e ripulite. Non si va quindi mai al nocciolo della questione, non si ripetono i “key experiments”.
Ma che ricadute ha questo sui postdoc e sulla loro vita di tutti i giorni?
Beh, non e’ che non se ne accorgano, anzi vivono la cosa con estrema frustrazione. E allora bisogna incoraggiarli con false promesse o in alternativa bacchettarli a dovere.
Le false promesse sono di solito che tu sei bravo e che se lavori duro ce la farai, ma solo se lavori 12 ore al giorno 6 su 7. Altrimenti nisba.
do more
I bacchettamenti sono dei più svariati, ve ne elenco alcuni.
1) Non ridere. << Roberto ti vedo sempre sorridente e felice ma non capisco perché. Non mi hai ancora portato i risultati che volevo e non capisco proprio cosa tu abbia da ridere. Ridere e’ bene, ma non e’ la tua professione >>. Lo so Prof, lo so. << E’ un bene che tu lo sappia>>. Ma sa Prof., io rido perché sono un umano non perché faccio lo scienziato. Urla, sipario.
2) I colori delle barre non vanno bene. O gli assi di quei grafici sono poco visibili e/o le scritte sono piccole. << Vuoi farmi diventare cieco? Possibile che tu non sappia fare una figura in maniera professionale? >>. No Prof, pensavo solo che essendo un lab meeting ed essendo questi dati preliminari potessi evitare di perdere tempo a presentare una figura “publication level”. Ma se preferisce da domani mi dedico all’arte invece che alla scienza. Urla, sipario.
3) Non sei tecnicamente bravo. << Roberto ti vedo lavorare sempre ma non mi porti mai risultati decenti. E’ chiaro che non hai delle grandi doti tecniche >>. Prof, ma veramente le mie curve di calibrazione sono molto meglio di quelle prodotte dal suo professore associato e dal suo tecnico di fiducia. Il che dimostra che io tecnicamente ci so fare eccome, se gli esperimenti non escono e’ perché dobbiamo rivedere l’ipotesi, gridarmi in testa non servirà. Urla, sipario.
you failed.jpg
Questo e’. Se sei un imbecille e ti hanno dato il diritto del comando ne abuserai, c’e’ poco da fare. Umilierai tutti quelli che non ti portano quello che vuoi perché TU non puoi aver sbagliato. Quelli sbagliati sono sempre gli altri e non puoi arretrare un attimo da questo perché presteresti il fianco ad ulteriori critiche. Non puoi essere debole coi deboli. Se il postdoc non ti porta quello che vuoi lo farai fare a un altro, finché non arriva quello che per un motivo o per l’altro ti porta il risultato.
ask to others
E i postdoc si accorgono col tempo anche di quello e finisce che iniziano loro a prenderti per il culo. L’ho visto. Non puoi pretendere ad esempio che colleghi che l’anno prossimo entreranno nella scuola o si apriranno lo studio da nutrizionisti o andranno nel privato stiano ancora al gioco (mickey mouse type game). I risultati te li porteranno, con gli istogrammi del colore giusto, le barre dell’errore piccole piccole come piace a te, i western blot croppati, invertiti e capovolti, le identificazioni negli spettri di massa che miracolosamente sono attendibili anche se l’analita e’ sotto la soglia di quantificazione e la misura balla come John Travolta in Grease.
Come si migliora il sistema? Non dico che il granting system vada abolito del tutto ma bisogna correggerlo e affiancargli un sistema diverso.  Delle correzioni possibili e delle metriche diremo in futuro per ora diciamo che bisogna dare qualche migliaio di euro ai postdoc in termini di consumabili e accesso agli strumenti per far loro produrre dati preliminari in maniera indipendente, uscendo dal ricatto morale ed intellettuale che si ha col proprio PI. Una base di soldi minima per tutti, per poter lavorare su idee proprie, altre da quelle del progetto per cui si e’ stati assunti. E valutazione ex-post su come questi soldi sono stati spesi, ma senza vincoli a priori. Non soldi “grant”, garantiti sulla base di un idea quindi. Mi pare il minimo. Se poi li spendi bene te ne diamo altri, sempre pochi con cui continuare per altri dati preliminari. Nel frattempo utilizzi i primi dati ottenuti per application indipendenti e mirate a progetti specifici. Se dopo 5 anni non ce la fai nemmeno cosi’ allora sara’ forse vero che non hai buone idee. Ma occorre ridare un po’ di libertà minima per potersi dimostrare all’altezza senza dover dipendere dagli interessi del proprio capo, che non sono necessariamente i miei, i nostri. Perché noi di idee ne abbiamo a pozzi e siamo davvero stanchi di sentirci dire sempre e soltanto NO.
Come ho già detto precedentemente ci sono ovviamente PI coscienziosi, che danno quanta più libertà il sistema conceda ai loro postdoc. Che nel limite del possibile non pressano per i risultati e non ti chiedono di rovinare la tua vita personale per il lavoro. Ma anche questi sono un continuo: << NO, questo non si può fare, non abbiamo tempo e soldi per farlo >>. PI ai quali il sistema non da spazio, anche se volessero, per le idee dei loro collaboratori. PI che ti trattano bene, al meglio che possono, ma solo a discrezione, non perché il sistema lo premi o lo richieda.
[Rob]

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